Road to Russia 2018 – Guida al Girone A

In vista dei Campionati Mondiali di Russia 2018, abbiamo deciso di illustrare, una volta a settimana, i contesti di ogni singolo girone, analizzando punti di forza e di debolezza delle squadre impegnate nella competizione, immaginando anche gli scenari e le possibili qualificazioni alle fasi successive.

Nonostante l’Italia non partecipi alla competizione, siamo certi che i Mondiali verranno seguiti da un pubblico vasto, soprattutto da chi del calcio non può farne a meno.

E nonostante non ci sia la nostra nazionale da poter tifare, a nessuno mancherà la curiosità di vedere l’andamento delle partite, magari con il secondo fine di tifare per una nazionale simpatizzante o anche di scoprire nuovi giocatori che potranno mettersi in mostra nella competizione calcistica più blasonata al mondo.

Pertanto, senza ulteriori indugi passiamo ad analizzare il primo girone della competizione, che ricomprende l’ospitante Russia, il “sempre temuto” Uruguay, il pericoloso Egitto, e la debuttante Arabia Saudita.

1 – RUSSIA

russia dzagoev

I padroni di casa verranno allenati dal 54enne russo Cherchesov, che nonostante le varie esperienze in diverse squadre russe, non ha un palmares invidiabile. Anzi, può contare solo su un double ottenuto con il Legia Varsavia nella stagione 2015/16, a seguito del quale è stato chiamato a condurre la nazionale russa.

Cherchesov potrà contare su una rosa con tanti punti di forza e individualità di riferimento che negli ultimi anni hanno anche attirato le attenzioni di vari club di fama in Europa.

Partendo dalle retrovie, troviamo il portiere Akinfeev, il capitano, che ha superato le 100 presenze in nazionale, e nonostante l’interessamento di vari club di spessore non ha mai lasciato il suo Paese.

Ma mentiremmo se dicessimo che il punto di forza vero di questo squadra sia lui, un portiere che sicuramente è diventato un punto di riferimento per la sua nazione, ma che non può condizionare più di tanto i risultati.

Se la Russia avrà delle possibilità di andare avanti e di far male alle squadre avversarie, sicuramente molto dipenderà dalle giocate e dallo stato di forma di Dzagoev, il talentuoso trequartista che sembra anche lui ormai relegato al campionato del suo Paese, ma che siamo sicuri dirigerà al meglio il reparto di attacco.

Reparto d’attacco che deve anche poter contare sulle capacità di finalizzazione di Kokorin, attaccante dello Zenit allenato da Mancini, di recente bersaglio di polemiche per essersi fatto filmare con una pistola durante un matrimonio. Ma la Russia ha un serio bisogno che il suo bomber migliori la mira con i piedi e non con le armi, considerato che la freddezza sotto porta è un aspetto che l’attaccante russo deve migliorare per poter passare da buon giocatore a ottimo giocatore.

Tra le scommesse, inseriamo il 21enne Golovin, centrocampista del CSKA Mosca (che avrebbe rifiutato un’offerta di 10 milioni di sterline dall’Arsenal), e il 22enne Aleksey Miranchuk, trequartista della Lokomotiv Mosca, uno di quei fantasisti a cui piace la differenza nelle zone centrali del campo e a cui farebbe bene un’esperienza in campionati di maggior spessore.

Tra le curiosità, inseriamo la partecipazione di due “naturalizzati”.

Esatto, perchè anche la ultranazionalista Russia, nella competizione che maggiormente coniuga i patriottismi con la partecipazione e la condivisione dell’allegria tra gli Stati, ha voluto cedere alle naturalizzazioni, consentendo a ben due giocatori di vestire la maglia della propria nazionale. Si tratta del terzino destro Mario Fernandes (brasiliano) e di Neustaedter, di origini tedesche. Tra l’altro, i due non sono i primi oriundi della nazionale, dal momento che fanno seguito al portiere brasiliano Guilherme della Lokomotiv. E se non avesse avuto già delle convocazioni ufficiali nella nostra nazionale, chissà, avremmo potuto trovare Criscito…

Il collettivo di questa squadra ne è da sempre considerato il punto di forza, ma allo stesso tempo costituisce il limite stesso di questa compagine, che non ha dal canto suo una vivace tradizione in questo tipo di competizioni, e che soffre troppo spesso l’adagiarsi al proprio livello di campionato nel confronto con campioni abituati ad altri scenari, contro cui non riesce a prendere sempre le misure.

Se si compara però il dato calcistico a quello puramente storico-bellico, non si può non pensare ai tentativi falliti di invasione di questa terra, e magari qualche appassionato potrà pure fantasticare che, se un mondiale dovrà essere vinto da questa squadra, questa è la volta buona. Ma su come applicare la tattica della “terra bruciata”(oltretutto in estate e non in inverno) in un campetto da calcio, abbiamo difficoltà a capirlo.

2 – ARABIA SAUDITA

Diciamocelo pure, questa squadra non andrà da nessuna parte.

Ogni italiano vedendola nei tabellini o negli highlights negli scontri con le altre tre dei gironi in cui prenderà valanghe di goal, non potrà non pensare che gli azzurri avrebbero molti più meriti di stare nella competizione al posto loro.

E avrebbero ragione.

Ma purtroppo, esigenze di rispetto e di visibilità di contesti extraeuropei imporrebbero tale formula, con correlato rischio di esclusione di chi ha vinto per ben quattro volte il Mondiale.

Cerchiamo dunque, in assenza di alternative, di passare a capire l’apporto che può dare questa compagine alla competizione, spendendo giusto due parole.

L’allenatore è l’argentino con nazionalità spagnola Antonio Pizzi, che dopo una lunga gavetta con squadre di club argentine, un’esperienza con il Valencia per l’ultima metà di stagione nel 2014, e con il Leòn in Messico, ha vinto con il Cile nel 2016 la Coppa America, battendo in finale l’Argentina di Messi.

Probabile che punti su un 4-3-3 valorizzando verticalizzazioni e contropiedi, allargando molto il gioco sulle fasce.

Proprio sulle fasce c’è forse il giocatore più pericoloso, Al-Muwallad, in prestito al Levante fino al termine della stagione.

Pochi gli altri giocatori in Europa, Ali del Vitesse e Al-Mousa del Valladolid. Qualcun altro riesce persino a superare la valutazione di 1 milione di euro secondo i parametri transfermarkt, ma i valori a cui fare riferimento sono quelli del campionato arabo o comunque asiatico, dove si punta molto sull’ingaggio.

I punti deboli sono evidenti, ma con qualche accortezza tattica, Pizzi può riuscire a mettere in campo una squadra ordinata, che magari abbia l’obiettivo di non prendere tanti goal e cercare di realizzarne qualcuno sfruttando la velocità dei singoli e qualche distrazione avversaria.

3 – EGITTO

A proposito di squadre sfavorite, parlando delle africane di sfonda una porta aperta. Sebbene il calcio sia in crescita in varie zone del continente africano, nessuna squadra si è resa realmente insidiosa nella competizione.

Ciononostante, vi sono validi motivi per credere che l’Egitto non si limiti ad una apparizione di passerella.

Tra le analogie con l’Arabia Saudita, la panchina.

I nordafricani hanno deciso infatti di affidare ad un C.T. argentino la panchina della nazionale.

Si tratta di una vecchia conoscenza italiana, Hector Cuper, il tecnico della tragica Inter del 5 maggio, che ha recentemente arricchito il proprio curriculum con un’esperienza araba con l’Al-Wasl, militante nel campionato degli Emirati.

Non solo, perchè la finale di Coppa d’Africa persa con gli egiziani sta convincendo sempre più persone ad attribuirgli il titolo di “eterno secondo”.

Appellativi a parte, senza ombra di dubbio l’allenatore 62enne può dare una valida organizzazione tattica alla squadra, che si è già trovata a suo agio con gli schemi che esaltano il gioco sulla fascia degli esterni, in grado di scatenarsi nel 4-2-3-1.

Proprio tra gli esterni, Mohamed Salah, che viene da una stagione fenomenale, che lo vede in corsa per la Scarpa d’oro, una rarità per un esterno d’attacco.

Ma l’Egitto non è solo Salah. La compagine vede la partecipazione del blocco dello Zamalek (serie a egiziana), condita anche dalla presenza del difensore centrale Gabr (del Wba) e soprattutto Elneny dell’Arsenal, che quest’anno sta trovando spazio in Europa League e nel turn over. Il centrocampista ex Basilea è l’elemento più dotato tecnicamente in mezzo al campo e vanta ben 58 presenze e 5 goal in nazionale, nonostante abbia solo 25 anni.

I punti deboli sono analoghi a quelli evidenziati per l’Arabia Saudita, ma a differenza che per la selezione araba può qui dirsi che le chances di passaggio dipenderanno molto dalle giocate di Salah, sicuramente in grado di mettere in difficoltà i macchinosi difensori russi, i veri avversari per il secondo posto nel girone.

4 – URUGUAY

Si tratta senza dubbio della selezione favorita per il passaggio del girone come prima.

La formazione sudamericana verrà guidata dal 71enne Tabarez, ormai c.t. dal 2006, che sembra aver dato ormai una impronta precisa alla squadra, abituata a giocare con gli stessi schemi e meccanismi da 12 anni.

I giocatori più pericolosi sono, senza ombra di dubbio, Cavani e Suarez, e in attacco è pure da tener d’occhio il 21enne Maximiliano Gomez del Celta, che però ha ancora racimolato pochi minuti partendo dalla panchina nelle ultime tre partite.

Il centrocampo è quasi tutto “italiano”, con Laxalt, Vecino, Gaston Ramirez e il promettente Bentancur della Juve. Difficile però trovare qualcuno in mezzo al campo che riesca a innescare le punte davanti, ed è molto più probabile che la squadra tenderà ad allargare il gioco sugli esterni di centrocampo per rendersi pericolosa, cercando poi di servire al meglio i due attaccanti dalle fasce.

Un punto debole potrebbe essere rappresentato dalla difesa, non tanto dai due centrali (Godin e Gimenez) quanto dai terzini, che potrebbero paradossalmente soffrire maggiormente contro le “cenerentole” del girone, le quali punteranno molto sulle ali per impensierire gli avversari.

Tirando le somme, L’Uruguay ha molte probabilità di passare come prima il girone, mentre interessante sarà la lotta per il secondo posto, dove favorita rimane la Russia padrona di casa, ma solo sulla carta, perché l’Egitto può contare su individualità in grado di fare la differenza.

Autore dell'articolo: Marco Scebba

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